Il 6 ottobre 2026, alle 11:24 GMT, la Presidente del Consiglio dei Ministri italiana, Giorgia Meloni, ha depositato presso un’agenzia dell’Unione Europea una richiesta di marchio relativa alla propria voce. La domanda si basa su una registrazione audio della durata di quattro secondi, che rappresenta il campione sonoro considerato distintivo della vocalità della premier. Secondo quanto riportato dalla fonte britannica BBC, l’obiettivo del deposito è quello di ottenere un riconoscimento legale che impedisca l’utilizzo non autorizzato della sua voce in prodotti audiovisivi generati mediante tecnologie di intelligenza artificiale, comunemente definiti deepfake vocali.
La pratica di clonare la voce di una persona tramite algoritmi di apprendimento automatico è diventata sempre più accessibile negli ultimi anni, permettendo la creazione di registrazioni sonore che possono sembrare indistinguibili dall’originale. Questo fenomeno solleva preoccupazioni riguardo alla diffusione di dichiarazioni false, alla manipolazione dell’opinione pubblica e al rischio di danni reputazionali per i soggetti coinvolti. Nel caso di figure politiche, la possibilità di attribuire loro dichiarazioni mai pronunciate può influenzare processi elettorali, dibattiti parlamentari e relazioni internazionali.
Il deposito di un marchio sulla voce rappresenta una strategia giuridica innovativa, poiché tradizionalmente i marchi tutelano nomi, loghi, slogan o altri segni distintivi legati a prodotti e servizi. Estendere tale protezione alla caratteristica vocale di una persona implica riconoscere la voce stessa come un bene immateriale suscettibile di appropriazione indebita. L’agenzia europea presso cui è stata presentata la domanda valuterà se la registrazione di quattro secondi possieda i requisiti di distintività e non conflitti con diritti preesistenti, secondo la normativa UE sui marchi.
Giorgia Meloni, alla guida del governo italiano dal 2022, è stata spesso al centro di attenzioni mediatiche e, di conseguenza, di potenziali tentativi di manipolazione digitale. La decisione di tutelare la propria voce tramite strumenti di proprietà intellettuale si inserisce in un contesto più ampio di discussioni sulle misure necessarie per contrastare l’abuso di deepfake, che includono proposte di legge, linee guida tecniche e campagne di sensibilizzazione.
Al momento non sono disponibili dettagli ulteriori sull’esito della procedura di esame della domanda né su eventuali opposizioni presentate da terzi. La fonte BBC riporta che il deposito è stato effettuato in data 6 ottobre 2026 e che l’iniziativa è stata motivata dalla crescente preoccupazione riguardo ai rischi rappresentati dalle sintesi vocali basate su intelligenza artificiale. La vicenda resta quindi in fase di valutazione presso l’autorità competente dell’Unione Europea.
