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L’opposizione italiana denuncia un colpo di mano: la riforma elettorale di Meloni approvata a scrutinio segreto

Le forze di minoranza annunciano ricorso alla Corte costituzionale contro il premio di maggioranza che avvantaggia chi ottiene il 42 % dei voti

Il Parlamento italiano ha dato il via libera definitivo a una riforma elettorale che introduce un modello proporzionale integrale con un bonus di seggi per la coalizione più votata. Mentre la premier Giorgia Meloni sostiene che il nuovo sistema garantirà maggiore stabilità, le opposizioni denunciano una manipolazione volta a consolidare il potere e promettono di impugnare la legge davanti ai giudici.

Nella seduta del 8 ottobre 2026, il Senato e la Camera dei deputati hanno approvato, a scrutinio segreto, la tanto discussa riforma della legge elettorale italiana. Il testo, già passato in prima lettura alla fine di settembre, introduce un sistema proporzionale puro, eliminando i collegi uninominali e prevedendo l’attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti a livello nazionale, a condizione che raggiunga almeno il 42 % delle preferenze. Secondo la relazione tecnica presentata dal governo, il meccanismo è stato concepito per evitare l’ingovernabilità che ha caratterizzato le ultime legislature, garantendo così una maggiore stabilità politica.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha accolto il voto con soddisfazione, definendo la riforma “un passo necessario per restituire agli italiani un quadro istituzionale chiaro e prevedibile”. In una dichiarazione rilasciata subito dopo l’approvazione, la premier ha sottolineato che il premio di maggioranza non è un vantaggio arbitrario, bensì un correttivo volto a premiare la forza politica che riesce a conquistare il consenso più ampio degli elettori, evitando così frammentazioni e governi di coalizione instabili.

Le opposizioni, tuttavia, hanno reagito con fermezza. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e diverse forze centriste hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso presso la Corte costituzionale, sostenendo che il premio di maggioranza viola il principio di rappresentanza proporzionale sancito dall’articolo 48 della Costituzione. Secondo i loro legali, la soglia del 42 % è stata calibrata appositamente per avvantaggiare la coalizione di governo, attualmente data nei sondaggi intorno a quel valore, e quindi distorta la volontà popolare.

“Questa legge è un colpo di mano mascherato da riforma tecnica”, ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, durante una conferenza stampa a Roma. “Non si tratta di stabilità, ma di un meccanismo progettato per perpetuare il potere di chi è già al governo. Non permetteremo che la volontà dei cittadini venga manipolata attraverso un trucco elettorale.”

Anche il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito la decisione “un attacco alla democrazia rappresentativa” e ha promesso di mobilitare le piazze e i social per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Gli esperti di diritto costituzionale intervistati da varie testate hanno evidenziato che la questione finirà probabilmente davanti alla Consulta, che dovrà valutare se il premio di maggioranza, pur essendo previsto in molti sistemi elettorali europei, rispetti il principio di uguaglianza del voto quando è legato a una soglia così specifica. Alcuni professori hanno ricordato che la Corte ha già annullato in passato leggi elettorali che introducevano premi di maggioranza ritenuti eccessivamente distortivi.

Sul piano internazionale, la riforma ha attirato l’attenzione di osservatori europei. Il Parlamento europeo ha pubblicato una nota in cui sottolinea che qualsiasi modifica al sistema elettorale nazionale deve rispettare gli standard dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) riguardo alla trasparenza e all’uguaglianza del voto. La decisione di procedere a scrutinio segreto è stata particolarmente criticata, poiché limita la possibilità di verificare eventuali pressioni o accordi dietro le quinte.

In attesa del giudizio della Corte costituzionale, il clima politico italiano si preannuncia teso. Le forze di maggioranza cercano di presentare la riforma come una risposta al bisogno di governabilità, mentre le opposizioni promettono di difendere il principio di rappresentanza proporzionale attraverso tutti i mezzi legali e politici a loro disposizione. La partita, dunque, si sposta ora dalle aule parlamentari alle aule giudiziarie, con l’esito che potrebbe ridefinire le regole del gioco elettorale per le prossime elezioni politiche previste nella primavera del 2027.

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