In una piazza di Cuneo sono stati letti i nomi delle 368 persone morte nel Mediterraneo. Il momento pubblico, organizzato nella Giornata della memoria e dell’accoglienza, ha trasformato un numero in una sequenza di identità, storie e assenze. La lettura ha coinvolto associazioni, rappresentanti del mondo sociale e cittadini.
La memoria delle vittime non è stata proposta come una cerimonia distante, ma come un gesto civile. Pronunciare i nomi significa riconoscere che dietro ogni traversata ci sono persone e famiglie, percorsi interrotti e responsabilità che non possono essere rimosse dall’abitudine alle notizie. Il Mediterraneo è stato ricordato come uno spazio di incontro, ma anche come una frontiera dove ancora si consumano tragedie.
Migrantes, Caritas, CGIL e le realtà cooperative che hanno promosso l’iniziativa hanno collegato la commemorazione al lavoro quotidiano dell’accoglienza. Accogliere non significa soltanto intervenire dopo un arrivo: significa costruire strumenti di orientamento, accesso ai servizi, apprendimento della lingua e autonomia. Sono pratiche lente, spesso invisibili, che tengono insieme diritti e responsabilità.
La scelta di leggere i nomi ha dato alla giornata un ritmo preciso. Ogni nome ha chiesto attenzione e ha impedito che la statistica prendesse il posto delle persone. La memoria, in questo senso, diventa una forma di vigilanza: ricorda ciò che è accaduto e interroga le decisioni che possono ridurre il rischio di nuove morti.
A Cuneo la cerimonia si è conclusa con un appello a non separare la sicurezza dalla dignità. Il tema delle migrazioni resta complesso e richiede politiche, accordi e percorsi realistici, ma il punto di partenza indicato dai promotori è semplice: nessuna persona dovrebbe essere ridotta a un dato. I 368 nomi letti oggi chiedono di restare nella memoria pubblica.
