LONDRA – Kemi Badenoch ha scelto il terreno della fiscalità immobiliare per lanciare il messaggio più netto finora del suo mandato: un governo conservatore abolirebbe l’imposta di successione (inheritance tax) sulle case di famiglia. L’annuncio, arrivato durante un intervento pubblico a Birmingham, segna il primo pilastro programmatico di una strategia che la leader definisce “il ritorno” dei Tory dopo il tracollo elettorale di due anni fa.
“Non si tratta solo di una misura fiscale, ma di un segnale culturale”, ha detto Badenoch davanti a una platea di militanti e simpatizzanti. “La casa in cui una famiglia ha vissuto, cresciuto i figli, costruito ricordi non deve essere tassata due volte: prima quando la compri, poi quando la tramandi”. La proposta prevederebbe l’esenzione totale per l’abitazione principale, lasciando invariato il regime per seconde case, immobili d’investimento e patrimoni superiori a una soglia ancora da definire.
Il contesto politico è cruciale. Alle elezioni generali del luglio 2024 i conservatori hanno perso 251 seggi, scendendo a 121 deputati, il peggior risultato dalla nascita del partito moderno. Da allora Badenoch, eletta leader nel novembre successivo, ha faticato a imporre una narrazione alternativa a quella laburista di Keir Starmer, che gode ancora di un vantaggio medio di 12-15 punti nei sondaggi. L’abolizione dell’imposta di successione – da tempo bandiera dell’ala destra del partito e di think tank come il TaxPayers’ Alliance – serve a ricompattare la base elettorale tradizionale: proprietari di casa over-50, classe media suburbana, piccoli imprenditori.
Secondo dati dell’Office for Budget Responsibility, l’inheritance tax frutta attualmente circa 7,5 miliardi di sterline l’anno (dato 2023-24), pagata dal 4% degli eredità più consistenti. La soglia nil-rate band è ferma a 325.000 sterline dal 2009, con un’aggiunta di 175.000 sterline per la residenza principale (residence nil-rate band) introdotta nel 2017. L’erosione inflazionistica ha trascinato nel perimetro dell’imposta nuclei familiari che non si considerano “ricchi”, alimentando il risentimento che Badenoch intende intercettare.
Critici e analisti fiscali avvertono però sui costi e sull’equità. L’Institute for Fiscal Studies stima che l’esenzione totale sulla prima casa costerebbe tra 3 e 4 miliardi l’anno, beneficiando soprattutto il 10% più abbiente delle famiglie. “È una misura regressiva mascherata da tutela della famiglia”, ha commentato Paul Johnson, direttore dell’IFS. “Chi ha case da un milione di sterline a Londra o nel Sud-Est risparmia centinaia di migliaia di sterline; chi affitta non guadagna nulla”.
Il Labour ha replicato definendo la proposta “un regalo ai ricchi finanziato con tagli ai servizi pubblici”. Un portavoce di Downing Street ha ricordato che il governo Starmer ha già congelato le soglie fino al 2028, generando un “fiscal drag” che porta sempre più eredità nel perimetro tassabile senza alzare le aliquote.
Badenoch ha respinto le critiche: “Troveremo le coperture eliminando sprechi, riducendo la burocrazia e rivedendo i sussidi alle energie rinnovabili che non funzionano”. Non ha però dettagliato le fonti di finanziamento, rimandando a un futuro manifesto. La mossa ricorda la promessa di abolire la stamp duty per i primi acquirenti fatta da Liz Truss nel 2022, poi ritirata nel caos del mini-budget.
Sul piano interno al partito, l’annuncio serve anche a silenziare l’ala destra, tentata da alleanze con Reform UK di Nigel Farage. Badenoch ha più volte escluso patti con l’estrema destra, ma deve dimostrare di saper parlare al bacino elettorale che nel 2024 ha premiato Farage con 4 milioni di voti e 5 seggi.
La strada verso le prossime elezioni, previste per il 2029, è lunga. Per ora la leader conservatrice ha piantato una bandiera: la casa di famiglia non si tocca. Sarà l’elettorato a decidere se basta per far “tornare” i Tory.
