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Polizia indiana accusata di molestie sessuali nei confronti di giornalisti durante una protesta

Le accuse emergono dopo la detenzione di manifestanti che chiedevano le dimissioni del capo della commissione elettorale a causa delle modifiche alle liste elettorali

La polizia indiana è accusata di molestie sessuali contro giornalisti che stavano coprendo una protesta in cui decine di persone sono state detenute. La manifestazione chiedeva le dimissioni del capo della commissione elettorale dopo le controverse modifiche alle liste elettorali.

La polizia indiana è stata accusata di molestie sessuali nei confronti di giornalisti che stavano coprendo una protesta in cui decine di dimostranti sono stati detenuti, secondo quanto riportato da testimoni sul posto. La protesta, avvenuta domenica, è stata organizzata per chiedere le dimissioni del capo della commissione elettorale nazionale a seguito di recenti modifiche alle liste elettorali che, secondo i critici, potrebbero escludere milioni di elettori.

Le accuse sono state formulate da diversi giornalisti che hanno dichiarato di essere stati oggetto di toccamenti inappropriati e di abusi verbali mentre erano in custodia di polizia. Le organizzazioni di media hanno condannato l’incidente e chiesto un’indagine indipendente. La polizia non ha ancora rilasciato una risposta formale alle specifiche accuse di molestie sessuali, ma un portavoce ha affermato che gli agenti hanno agito secondo la legge per mantenere l’ordine pubblico.

La protesta è iniziata pacificamente al mattino, con centinaia di persone riunite vicino alla sede della commissione elettorale. I manifestanti esponevano cartelli con scritto “Proteggi il nostro voto” e “Dimettiti ora”. Man mano che la folla cresceva, la polizia è intervenuta per disperdere l’assembramento, citando un’assemblea non autorizzata. Decine di manifestanti sono stati portati in custodia, tra cui diversi giornalisti che stavano documentando l’evento.

Testimoni hanno riferito che la polizia ha usato manganelli e gas lacrimogeno per disperdere la protesta. Alcuni giornalisti hanno dichiarato di essere stati separati dagli altri detenuti e portati in un altro luogo, dove sarebbe avvenuta la presunta molestia. Un giornalista, che ha chiesto di rimanere anonimo per motivi di sicurezza, ha dichiarato: “Siamo stati trattenuti per ore senza accesso a un avvocato. Le colleghe femminili sono state particolarmente prese di mira.”

Le modifiche alle liste elettorali, annunciate lo scorso mese, prevedono la rimozione di nomi ritenuti duplicati o non idonei. I partiti di opposizione e le organizzazioni della società civile sostengono che il processo manchi di trasparenza e colpisca in modo sproporzionato le comunità marginalizzate. Il capo della commissione elettorale ha difeso le modifiche affermando che sono necessarie per garantire l’integrità delle liste elettorali.

L’incidente ha attirato l’attenzione internazionale. Organizzazioni per i diritti umani hanno esortato il governo indiano a indagare prontamente sulle accuse e a ritenere responsabili i colpevoli. Anche il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione ha espresso preoccupazione.

Al lunedì, i manifestanti detenuti sono stati rilasciati su cauzione, ma si prevede che proseguano le procedure legali. I sindacati dei giornalisti hanno annunciato l’intenzione di presentare una denuncia formale alla Commissione nazionale per i diritti umani. La commissione elettorale non ha commentato la protesta né le accuse contro la polizia.

Questa storia in evoluzione mette in luce le tensioni persistenti tra autorità e media in India, dove la libertà di stampa è stata oggetto di crescente pressione negli ultimi anni.

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