Il 5 ottobre 2026, le strade di Islamabad sono state inondate da una folla di sostenitori dell’ex primo ministro Imran Khan, che hanno deciso di marciare verso il centro della capitale pakistana dopo che i negoziati tra il governo e il partito di Khan, Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), si sono interrotti senza raggiungere un accordo. Secondo quanto riportato dalla BBC, i colloqui, che avevano lo scopo di trovare una soluzione alla detenzione di Khan, sono giunti a un punto morto, lasciando le parti senza prospettive di dialogo immediato.
La marcia, descritta dai testimoni come composta da “migliaia” di persone, ha visto partecipanti di diverse età e provenienti da varie province del paese. Molti portavano cartelli con slogan come “Liberate Imran Khan” e “Giustizia per il leader”, mentre altri intonavano cori tradizionali del PTI. Le forze di sicurezza hanno presidiato i principali accessi alla città, ma finora non sono stati segnalati scontri violenti; la protesta si è svolta in modo prevalentemente pacifico, sebbene la tensione fosse palpabile.
Imran Khan, ex primo ministro e figura di spicco della politica pakistana, è stato arrestato diversi mesi fa in relazione a accuse di corruzione e abuso di potere che lui e i suoi sostenitori definiscono politicamente motivate. La sua detenzione ha scatenato una serie di manifestazioni in tutto il paese, con i simpatizzanti del PTI che chiedono il rilascio immediato e la fine di quello che considerano un tentativo di silenziare l’opposizione.
Gli analisti politici osservano che lo stallo nei negoziati potrebbe avere ripercussioni significative sulla stabilità politica del Pakistan. Il governo, guidato dal primo ministro in carica, ha dichiarato di essere aperto al dialogo ma ha sottolineato che qualsiasi trattativa deve avvenire nel rispetto della legge. Dall’altra parte, il PTI ha accusato le autorità di utilizzare il sistema giudiziario per eliminare un avversario politico, affermando che la marcia di oggi è soltanto l’inizio di una campagna di pressione più ampia.
La comunità internazionale ha seguito con attenzione gli sviluppi, ricordando che il Pakistan è un attore chiave nella regione sud-asiatica e che eventuali tensioni interne potrebbero influenzare gli equilibri geopolitici. Alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per il rischio di escalation, invitando entrambe le parti a riprendere i colloqui sotto la supervisione di mediatori neutri.
Al momento, la situazione rimane fluida. Le autorità pakistane hanno affermato che monitoreranno da vicino gli eventi e adotteranno le misure necessarie per garantire l’ordine pubblico, mentre i sostenitori di Khan hanno annunciato che continueranno a organizzare proteste pacifiche finché non vedranno segnali concreti di progresso verso la liberazione del loro leader. La marcia di oggi rappresenta dunque un nuovo capitolo nella lunga lotta politica che sta caratterizzando il Pakistan negli ultimi mesi.

